Prodotti contraffatti e i rischi per la salute: un problema anche per i brand

06 Febbraio 2026 | Articoli, Contraffazione, Proprietà intellettuale

Acquistare un capo contraffatto non è solo una questione di qualità scadente o di violazione della proprietà intellettuale. È, sempre più spesso, una questione di salute pubblica. A confermarlo è lo studio “Unboxing Fake Fashion: Unleashing Real Dangers”, pubblicato nel febbraio 2026 dall’American Apparel & Footwear Association (AAFA) in collaborazione con Intertek, uno dei principali enti internazionali di certificazione e controllo qualità. I risultati sono inequivocabili: su 39 prodotti contraffatti analizzati — tra abbigliamento, calzature e accessori — 16, pari al 41%, non hanno superato i test di conformità agli standard di sicurezza statunitensi e internazionali.

Non si tratta di difetti estetici o di materiali semplicemente scadenti. I prodotti bocciati contenevano concentrazioni di sostanze chimiche pericolose ben al di sopra dei limiti consentiti, in alcuni casi di centinaia di volte.

I risultati dello studio

I dati emersi dallo studio dipingono un quadro preoccupante. Otto prodotti — oltre il 20% del campione totale — sono risultati non conformi per livelli eccessivi di ftalati, composti chimici utilizzati come plastificanti e noti interferenti endocrini. Un paio di sneakers contraffatte conteneva quasi 327.000 parti per milione (ppm) di dietil ftalato (DEP), una concentrazione superiore di oltre 650 volte al limite previsto dalla Restricted Substances List dell’AAFA.

Ma gli ftalati non sono gli unici protagonisti. Cinque prodotti sono risultati positivi per PFAS (note come “sostanze chimiche eterne”, così chiamate perché non si degradano nell’ambiente), sei per alchilfenoli e alchilfenol etossilati (AP/APEO), tre per bisfenolo A (BPA), due per formaldeide e tre per metalli pesanti. Un giubbotto da uomo conteneva 191 ppm di piombo, un metallo che può causare danni al sistema nervoso e ai reni, con effetti particolarmente gravi nei bambini. Un cappellino sportivo presentava una concentrazione di formaldeide quasi dieci volte superiore al limite regolamentare — una sostanza che provoca irritazione cutanea, problemi respiratori e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica come potenziale cancerogeno per l’uomo.

Tutte le sostanze pericolose rinvenute nei campioni testati figurano nella lista delle sostanze vietate o soggette a restrizione pubblicata dall’AAFA, un documento di riferimento aggiornato da oltre quindici anni e utilizzato dall’industria come standard di conformità.

Dove si comprano questi prodotti

Un dato particolarmente significativo riguarda i canali di vendita. Almeno il 25% dei prodotti risultati non conformi era stato acquistato o commercializzato attraverso la piattaforma Meta (Facebook e relative estensioni). Il dato conferma una tendenza già nota agli addetti ai lavori: il social commerce — ossia la compravendita di beni tramite social network — sta diventando un veicolo privilegiato per la distribuzione di merci contraffatte, spesso attraverso inserzioni sponsorizzate, link nascosti e siti web fraudolenti.

Non a caso, l’AAFA ha ripetutamente segnalato Meta per l’inclusione nella Notorious Markets List del governo statunitense, l’elenco dei mercati notoriamente associati alla contraffazione e alla pirateria. Nella stessa lista, l’associazione ha nominato anche piattaforme come Shopee e Alibaba. Questi marketplace, denuncia l’AAFA, non ospitano soltanto inserzioni di prodotti falsi, ma un’intera infrastruttura di pubblicità ingannevole e siti web-ombra che rendono estremamente difficile per il consumatore distinguere il vero dal falso.

Il precedente del 2022

Lo studio del 2026 non nasce dal nulla. Si inserisce nel solco di una ricerca analoga condotta nel 2022, quando l’AAFA aveva sottoposto a test 47 prodotti contraffatti, riscontrando che il 36,2% non rispettava gli standard di sicurezza. In quell’occasione erano stati rilevati livelli pericolosi di arsenico, cadmio, ftalati e piombo, oltre a un accessorio che superava di 600 volte il limite di esposizione al cadmio, un metallo pesante tossico classificato dall’OMS come cancerogeno, responsabile di danni a reni, ossa e apparato respiratorio.

Il confronto tra le due ricerche mostra un peggioramento: dal 36% al 41% di prodotti non conformi. Un segnale che, nonostante la crescente attenzione normativa, il problema non solo persiste, ma si aggrava.

Perché i prodotti contraffatti sono pericolosi

La produzione contraffatta, per sua natura, elude ogni forma di controllo qualità. I produttori legittimi sono tenuti a rispettare standard rigorosi sui materiali impiegati, a effettuare test di laboratorio e a garantire la tracciabilità della filiera produttiva. Nel mondo della contraffazione, nulla di tutto questo esiste. Non c’è incentivo a utilizzare materiali sicuri, non ci sono controlli sui processi chimici, non c’è responsabilità in caso di danno al consumatore.

Le sostanze trovate nei campioni non sono innocue. Possono essere assorbite attraverso la pelle per contatto prolungato o inalate attraverso il rilascio gassoso dei tessuti. Se un’esposizione isolata può non produrre sintomi immediati, l’esposizione cumulativa rappresenta un rischio concreto, specialmente per i bambini e le persone con pelle sensibile o patologie preesistenti. Gli ftalati, ad esempio, sono interferenti endocrini collegati a disturbi della fertilità e dello sviluppo; i PFAS si accumulano nell’organismo e sono associati a patologie cardiovascolari e disfunzioni ormonali; il piombo può causare danni neurologici irreversibili nei più piccoli.

La dimensione del fenomeno

Lo studio arriva in un momento particolarmente delicato. I grandi eventi sportivi — dal Super Bowl alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, fino ai Mondiali di calcio FIFA — generano tradizionalmente picchi di domanda per merchandising e abbigliamento sportivo, terreno fertile per la contraffazione. Lo stesso vale per le festività commerciali come San Valentino e la Festa della Mamma.

Come ha dichiarato Steve Lamar, presidente e CEO dell’AAFA: “La contraffazione non è solo una questione di fiducia del consumatore o di protezione del marchio, è una questione di salute pubblica. È tempo di agire con decisione per tutelare i consumatori dai contraffatti pericolosi. Chiediamo ai decisori politici di affrontare immediatamente i pericoli reali che vengono trafficati online.”

Cosa fare

I prodotti contraffatti non danneggiano soltanto chi li acquista: colpiscono direttamente i brand legittimi. Quando un consumatore entra in contatto con un prodotto falso che provoca irritazioni cutanee, reazioni allergiche o altri problemi di salute, il danno reputazionale ricade inevitabilmente sul marchio originale, anche se quest’ultimo non ha alcuna responsabilità. La percezione pubblica non distingue tra autentico e contraffatto: il nome sul prodotto è quello del brand, e con esso la fiducia che il consumatore vi ripone. Ogni prodotto contraffatto pericoloso immesso sul mercato erode la credibilità costruita in anni di investimenti in qualità, sicurezza e conformità normativa.

Per questo motivo, la protezione del marchio non può più limitarsi alla tutela della proprietà intellettuale in senso stretto, ma deve estendersi al contrasto attivo della contraffazione sulle piattaforme digitali, dove questi prodotti trovano il loro principale canale di distribuzione.

Sul fronte normativo, l’Unione Europea ha compiuto un passo decisivo con il Digital Services Act (DSA), il regolamento che impone alle piattaforme online obblighi stringenti di trasparenza e di contrasto ai contenuti illegali, inclusa la vendita di prodotti contraffatti. Tra gli strumenti previsti dal DSA, un ruolo chiave è quello dei trusted flagger (segnalatori attendibili): soggetti riconosciuti dalle autorità nazionali che possono inviare segnalazioni qualificate alle piattaforme, le quali sono tenute a trattarle con priorità.

In Italia, Argo Business Solutions S.r.l. è stata la prima realtà designata come trusted flagger ai sensi del DSA. Argo offre servizi specializzati di brand protection, monitoraggio delle piattaforme online e segnalazione qualificata di prodotti contraffatti, supportando aziende e consorzi nella tutela dei propri marchi. Grazie a questo status, le segnalazioni di Argo godono di una corsia preferenziale presso le piattaforme, accelerando la rimozione delle inserzioni illecite.

Indirettamente, l’attività di rimozione svolta da Argo produce un beneficio che va oltre la protezione del singolo brand: ogni inserzione rimossa è un prodotto potenzialmente pericoloso in meno a disposizione dei consumatori. Contrastare la contraffazione online significa, di fatto, tutelare anche la salute pubblica.

Se il tuo brand è esposto al rischio contraffazione, è il momento di agire. Contatta Argo Business Solutions per scoprire come i nostri servizi di brand protection e il nostro ruolo di trusted flagger possono aiutarti a proteggere il tuo marchio, rimuovere i prodotti contraffatti dalle piattaforme e difendere la reputazione che hai costruito.